http://www.triestebookfest.com/

Ci sono finita dentro e adesso non ne esco: TriesteBookFest.

TBF
Divertirsi è tutto e coi libri si può. Mica si parla di piangere dal ridere, come mi è successo con certi spettacoli di Anna Marchesini o di Alessandro Fullin.

Coi libri ti senti rock. 

Il palcoscenico della rocker di libri è la pagina. Le parole che leggo sono il mondo dei suoni che trasmettono vita, lo stesso che durante un concerto allo stadio ti senti bussare nel petto e che ti fanno gridare per parlare col tuo vicino perché tutto è alto volume.

I libri suonano?
Sì.
Suonano stamattina “I’m on fire” di Springsteen.
Ieri le variazioni di Goldberg di Bach suonate da Gould.
Suonano la tua musica.
La mia.
La nostra, amiche del TriesteBookFest, che questa festa dei libri la stiamo costruendo nonostante la fatica di arrivare fino in fondo con poche risorse.

E Trieste suona?
Sì. Ma forse glielo dobbiamo dire.

Sussurra o grida? A ognuno come gli va.

http://www.triestebookfest.com/

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TRIESTE o del nessun luogo

Non è un saggio storico, nè tanto meno un omaggio a Trieste, la città a cui – è evidente fin dalla copertina e dall’indice – questo libro è dedicato.

Questo è un preziosissimo libro sull’identità.

A partire dalle osservazioni su un territorio e la sua storia, vi accorgerete – leggendolo – di camminare sul filo tra “essere e diventare”, “cedere o resistere”, “trasformazione o annullamento”.

Beh, in effetti, sarete in un colpo a Trieste.

Scritto da Jan Morris – giornalista e storica inglese – nel 2001 a quasi trent’anni di distanza dal cambio di sesso risalente al 1972.

Jan Morris col suo gatto.

Jan Morris col suo gatto.

Lo scrittore e la scrittrice entrano entrambi in questo saggio-racconto, che ripercorre le tappe storiche da un lato e quelle personali riportando in maniera sintetica le identità che fa di Trieste “uno dei più illustri prodotti dell’imperialismo asburgico” , la città di “quel grandioso fenomeno chiamato bora, dalla variante dialettale del latino borea, vento del nord”, quel luogo al confine italiano.

Ma in tutto questo vagare tra un’epoca e l’altra fino ad arrivare alla contemporaneità, niente di più di quella voce narrante in prima persona – che oscilla da un genere all’altro – vi restituirà la netta sensazione che si ha quando si respira Trieste: essere a un passo da qualcosa e dal suo contrario.

Tipico estraneamento di chi ha la possibilità di avere attorno a sè lo straniero, l’estraneo, appunto.

“Da piccolo, ho sempre provato un’eccitata curiosità per i colli di Mendip, nel Somerset, che sovrastavano il paese dei miei parenti materni. Mi sembravano colline bizzarre, seducenti e irraggiungibili (…). Solo di recente mi sono resa conto che anch’esse costituiscono un altopiano carsico, composto di calcare e tormentato da quelle stesse caverne e fenditure che crivellano l’altopiano sopra Trieste.”

Antica. Abbandonata. Imperiale. Pigra. Schiva. A suo modo,  anche un pò mediterranea. Insomma, tutto quel che sappiamo già.

Comunque vada, passeggiando con Jan Morris, l’attraverserete due volte.

*****

“Trieste, o del nessun luogo” di Jan Morris, ed. IlSaggiatore, (2009) traduzione di Piero Budinich