Estranei – Della coppia, della violenza a Bookcity 2017.

Nuovo progetto: scrittura e teatro insieme, le mie passioni di sempre.

“ESTRANEI” ospite a Bookcity – la più grande kermesse di libri di Milano.
Nadia Dalle Vedove dialogherà con l’autrice Lucrezia Holly Paci (autrice e counselor specializzata in dinamiche relazionali).

Presentazione di un libro o premessa di uno spettacolo teatrale?
L’evento sarà un’insolita presentazione teatrale del libro “Estranei” di Nadia Dalle Vedove (Edizioni del Gattaccio, 2015).

Sara Alzetta e Paolo Fagiolo interpretano una parte del testo selezionata per l’occasione, a cura di Alessandro Marinuzzi.

Oltre a parlare del libro e del progetto teatrale affronteremo il tema della violenza di genere all’interno della coppia, cuore della pièce.

INGRESSO GRATUITO, senza prenotazione.

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DON GIOVANNI

Di attori come te ne nascono di rado.

Sono venuta a teatro per guardare la tua versione del Don Giovanni, ma sai cosa mi è toccato subire? Filippo Timi chiuso nella peggior gabbia nella quale potrebbe ritrovarsi un attore: quello della simulazione di se stesso.

Anni fa, quando eri l’esordiente di indubbio talento, ci ribaltavi, non ci davi tregua.

Filippo Timi in Don Giovanni

Filippo Timi in Don Giovanni

Pensavo a Mozart, a Moliere.

Insomma a chi è venuto prima di te e avrei scommesso su un Don Giovanni alla loro altezza perchè capace di raccontare la storia di un uomo.

Perchè l’umiltà, le contraddizioni e la fragilità, hanno sempre segnato i tuoi personaggi. Anche quelli un pò stronzi, come Don Giovanni.

Ma questo tuo eroe è rimasto così in superficie, un misero fatto di niente dentro a uno spettacolo visivo mozzafiato, con un lavoro sui costumi eccelso, alla Filippo Timi.

Quante grasse risate per quelle battute servite con tempi televisivi e un pò di compiacimento da parte tua.

Locandina del Don Giovanni di Filippo Timi

Locandina del Don Giovanni di Filippo Timi

Ma che cos’è fare teatro per te oggi?

Tutti hanno diritto di cambiare, di seguire altre rotte. Ma un attore e un autore con la tua personalità non possono lasciare il vuoto dopo tanto casino: musica, colori, cambi scena.

Ma dietro tanto ricamo, dov’era il battito cardiaco di Don Giovanni?

Non posso sopportare di andare a teatro per godere del tuo genio e andarmene desolata perchè anche tu ti sei perso: se nemmeno il teatro sa resistere a questo momento di panico, a chi mi rivolgo io?

TEATRO FRANCO PARENTI O L’ARTE DELLA FAME

Non si tratta solo di compiere gli anni. Per noi del ’73 si tratta anche diventare quarant’enni, che è tutt’altra faccenda.

Ma il nòcciolo della questione, dentro a tutto questo rendere omaggio al vissuto in onore di quel che verrà, si spera con altrettanto entusiasmo, rischio e vivacità, è la fame. O per meglio dire, l’arte della fame.

Ieri sera il Teatro Franco Parenti ha compiuto 40 anni dalla prima, diventata storica, de “L’Ambleto” scritto da Giovanni Testori con la regia di Andrée Ruth Shammah, che vedeva in scena lo stesso Franco Parenti. Strepitoso.

Banchetto per i 40 anni del Teatro Franco PArenti (Mi)

Banchetto per i 40 anni del Teatro Franco Parenti (MI)

Non c’ero allora, sarei nata qualche mese dopo, ma c’ero ieri sera. Seduta in prima fila nella Sala Appartamento, guardavo il video (riprese RAI) di quello spettacolo che è stato, me ne rendo conto oggi, il germe della poetica di quella realtà teatrale che ha saputo cercare continuamente linfa e restare sveglio, acceso, presente: il Teatro Franco Parenti.

Penso agli anni in cui il teatro è rimasto chiuso per restauro e Andrée Ruth Shammah (direttore artistico del teatro), ha portato il teatro nei quartieri periferici di Milano, con il progetto “Il teatro sottocasa”, che ha ridato vita a luoghi “persi”, o al Tendone CityLife che ha sfamato gli abitanti del quartiere Bonola con appuntamenti di cultura musicale, teatrale, letteraria e non solo.

Banchetto 40 anni Teatro Franco Parenti (MI)

Banchetto per i 40 anni del Teatro Franco Parenti (MI)

Questa volta però il teatro è rimasto dov’è e ha invitato la città a festeggiare il lavoro fatto, le scelte prese nell’arco del tempo tese a risolvere le urgenze, a sfamare, a nutrire. Allora come oggi.

In perfetta linea con il tema dell’Expò 2015: “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, ecco un tavolo lunghissimo, imbandito con cibi semplici: miele, formaggi, patate, pane…e la luce delle candele, la cera che cola e si solidifica su bottiglie vuote e riporta tutto un pò indietro.

Non ho mangiato. Non avevo fame?
E’ che avevo le farfalle allo stomaco, come quando t’innamori e tutto diventa all’improvviso elementare e potente.

Una regia perfetta, un banchetto destino a durare…

p.s. sabato 19 e domenica 20 gennaio RAI 5 trasmetterà alcuni spettacoli storici del Teatro Franco Parenti per i suoi primi 40 anni. E’ un’occasione per vedere “L’Ambleto” (e non solo) e godere di tanta genialità!

EXAMLETO

Sei o non sei Amleto?
Sei morto o sei vivo?
Mai stato più vivo di così?

Siediti e taci, questo è l’Amleto, l’Examleto di Roberto Herlitzka.

Questo è l’Amleto che, con coraggio, strappa al buio la poca, misera luce rimasta dentro i tradimenti che la famiglia ha versato sulla famiglia.

Roberto Herlitzka in Examleto

Roberto Herlitzka in Examleto

Sottovoce, Herlitzka, corre, corre, corre.
Si affanna per riporate tutto quanto a un grado di decenza e di dignità necessari a qualsiasi essere umano per potersi dire…vivo.

Ah, sì, la vita: me n’ero dimenticata. Perchè altrimenti sarei qui stasera? Teatro Franco Parenti, Milano. Sala A come Amleto.

Se lui sta faticando tanto, perchè dalla platea, si sente solo il lieve fiato di un attore, minuscolo, magro e pallido? Perchè, mentre entra ed esce dalla storia di un figlio tradito e abbandonato, mentre parla con il fantasma del padre, mentre sputa rabbia contro la madre e medita vendetta contro lo zio-patrigno, perchè è così leggero? Come fa a volare sul quel piccolissimo palco accompagnato soltanto da un tesco, anche lui timido pare, e da una sedia bianca usurata?

Non ha bisogno d’altro?

Solo, senza musica, un unico cambio di luce, fucsia, ad un certo punto, un insolente fucsia a fissare nel tempo il passaggio più famoso…”essere o non essere.”

E intanto Shakespeare sorride. L’ho visto da qualche parte, a un certo punto.

Che altro? Niente.

Che bisogno c’era, in effetti, di essere in dodici su quel palco se un infantile e sapiente attore riesce a dialogare con gli assenti Marcello, Orazio, Rosencrantz e Guidelstern e a farci sentire le risposte che nessuno pronuncia?

Che voglia di stropicciarsi l’anima che aveva, qualche sera fa, quell’attore.

Ma chi l’ha autorizzato a rovistare anche in me?
Sarà stato Shakesperare, l’ho visto da qualche parte, a un certo punto.

Senza rendermi conto di quello che stava combinando, mi ha convinta con delicatezza a fidarmi di lui e di Shakespeare, e a quel punto io gli ho confessato tutto, tutto l’amore che ho da rilanciare, tutta la voglia di uccidere e di gridare rabbia e verità.

Su quel palco c’era posto per tutti, per tutti i personaggi che ci presentava Herlitzka, invisibili ma presenti, e per tutti quelli seduti in platea. Per me.

Tieni, Shakespeare, prenditi tutti i miei segreti e passali a quell’attore.
So per certo che – insieme – saprete farne lama sottile a metterci in guardia dal sonno, l’unico vero nemico da scalfire.

AMLETO:

“Gli attori non sanno tenere segreti. Spifferano ogni cosa.
E qualunque panorama vorrete mostrargli, se non avete vergogna voi ad espoglierlo, non avrà vergogna lui a spiegarvi di che si tratta.”

BOOKCITY MILANO, ovvero ripartire dalle periferie

Ieri sera durante una cena, un’amica che, per ragioni professionali è stata coinvolta nell’organizzazione di alcuni degli eventi della prima edizione di BookCity Milano, mi ha raccontato del formicaio che si è mosso – in tempi da record – nella vecchia mela bacata, come chiamo in tutta leggerezza la “mia” città d’adozione, Milano.

Prima edizione sì, perchè, come mi confermava, l’esperimento è riuscito e le forze in campo che hanno ideato e realizzato il tutto, hanno avuti ottimi riscontri di partecipazione.

Salman Rushdie al Teatro Franco Parenti

Ma, come volevasi dimostrare, anche in questa occasione Milano esagera, sintomatico di chi vuole emergere a tutti i costi e fare le “cose in grande”.

Spazio ai grandi editori ma non solo, iniziative che – avevamo dubbi? – sono state accompagnate spesso dall’accoppiata cultura+cibo, formula cara ai milanesi.

Ottima l’idea di dislocare gli incontri in vari luoghi della città come il Castello Sforzesco, molti teatri e librerie; biblioteche, musei, licei, ristoranti e lo stadio San Siro. Alcune fermate metropolitane, l’acquario civico e la chiesa Santa Maria delle Grazie.

Bibliobus al Castello Sforzesco

Ma, se di luoghi parliamo, la vera differenza la fa la scelta di coinvolgere le periferie. Ottima l’intuizione se non fosse però che l’enorme numero di eventi, spesso sovrapposti, ha tagliato fuori proprio i margini stessi della città.

Niente di perso, forse: l’amica mi confessava che gli organizzatori se ne sono resi conto al volo e, in maniera critica, si prenderanno a cuore la questione il prossimo anno quando – dopo il lusso di questo primo test – bisognerà mettere a sistema una nuova edizione meglio coordinata.

Priorità e scelte.

Ma, nel frattempo, come non emozionarsi del potere delle parole che, per almeno tre giorni, hanno portato intere famiglie, accademici, lettori, fuori dalle mura di casa per surfare tra quel magico brusio tipico dei festival letterari?

Ha funzionato e, guarda un pò, vi siete accorti che quest’anno la nebbia tarda ad arrivare?

…..

Per rendervi conto dell’immensa proposta del festival:
http://www.bookcitymilano.eu/eventi/