Abbey Road a Ferragosto e inside me.

 

Che possiate muovervi a piedi nudi o con le scarpe, col mocassino, con o senza tacchi, sulle strisce o sugli spazi grigio-asfalto chiuso nelle vostre teste e cantare, cantare, cantare tutta quella letteratura in note che ci hanno lasciato.

 

 

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SOLO PER ME

Il lettore lo sa, è una tensione che sale lenta e che punta verso una direzione precisa.

Poco prima che inizi uno spettacolo a teatro o un film al cinema, uno dopo l’altro, giovani, vecchi, single o accoppiati, cerchiamo di placare il respiro, di allontanare gli altri da noi e guardiamo – tutti quanti seduti sulle stesse identiche sedie – laggiù.

Ma lo sappiamo, stiamo partecipando a un rito, mica siamo soli!

Ma per fortuna c’è lui che ci separa, che  sa portarci via.

Chi se ne frega se stai cucinando, se tuo fratello è nel traffico e sta rincasando, se lei sta telefonando a sua madre o se il loro bambino dorme da troppe ore perchè – con tutta probabilità – ha la febbre.

A noi piace andarcene via.
Ne abbiamo bisogno per poter restare dove siamo.

Il lettore

Il lettore

Chi se ne frega anche se ami la carta o la leggerezza di un e-reader.

Quello che interessa a uno come te è mangiare storie.

Sottolineare. Frasi. Parole. Osservazioni che – stamattina in doccia hanno attraversato anche i tuoi pensieri – che lui, quello scrittore morto o appena nato, ha messo nero su bianco solo per te.

E tu – finalmente solo – accumuli i tuoi capolavori, che non sono propriamente quelli che – come si dice in giro – non puoi non aver letto!
Sono i tuoi. Solamente i tuoi. Quelli che hai scovato online o sui tavoli di una libreria, o tra gli scaffali di uno studio medico mentre eri in attesa di una visita.

Ti piace restare separato per un pò dal resto del mondo, nonostante tu stia osservandone la carne attraverso quel libro.

Resti zitto. Non ne parli a nessuno. Lo tieni per te almento finchè non ti verrà voglia di regalarlo o di consigliarlo a una cena, a un amico o a qualcuno che ti ha ferito.

L’autunno è una stagione così: mi fa venire voglia di non dirlo a nessuno che questi libri sono stati scritti solo per me.

VINCENZO E SUSO

Librai si nasce, mica si diventa!

E così per gli sceneggiatori e per tutti coloro che hanno nel DNA il piacere per la penombra.

Si vive un pò di lato, si partecipa con passione ma ci si lascia respirare da pochi. Si condivide il proprio mestiere per lo più con se stessi e con quei pochi colleghi che ci consentono di portare a compimento il nostro operare.

Vincenzo Cerami non è noto come Roberto Benigni eppure ha scritto quello che per molti è il capolavoro di Roberto Benigni, “La vita è bella”.

La sua morte però mi ha riportato alla mente la grandissima Suso Cecchi D’amico. Lei che ha scritto la storia del cinema italiano, autrice tra gli altri di “Ladri di biciclette”.

Dal film "Ladri di biciclette" di Vittorio De Sica

Dal film “Ladri di biciclette” di Vittorio De Sica

Quando si muore, si muore davvero?
Dove finisce il tempo dedicato alla scrittura di un film?
Quanto ne dovremmo dedicare noi, quelli che rimangono qui, a ricordare certi autori?

Persone che se ne vanno nella discrezione e che però, a differenza di altri, hanno lasciato tracce nella mia Italia, in questa Nazione che perde tempo – nei telegiornali, nelle chiacchiere ai bar, nei pranzi in famiglia – a parlare di quelli che non contano ma che hanno fatto parlare di sè e che riescono anche da morti ad attirare l’attenzione.

Suso Cecchi D'Amico

Suso Cecchi D’Amico

Grazie a Vincenzo Cerami per essere stato presenza.

Grazie a Suso Cecchi D’Amico per avermi legata al suo tempo.

BASTEREBBE RISPONDERE A UN SALUTO

Tanto per cominciare.

Hai scelto un libro, mi raggiungi alla cassa, lo appoggi, allungo il braccio per afferrarlo non senza averti prima chiesto se hai la tessera (perchè devi fidalizzarti, tutta la tua vita lo è, lo dimostra il fatto che non trovi mai al primo colpo la mia tessera, quella della libreria dove lavoro e ogni tanto insisti chiedendo se sono sicura che quella di altre librerie non possa comunque andare bene).

Sei muto, ti muovi a testa bassa ma – dico – perchè non rispondere al mio saluto?

Quello che interessa a noi librai, è quella sostanza che nutre i libri dopo essere stati stampati e – forse non te ne rendi conto – è il nostro incontro ad alimentarla.

Libreria

Libreria

Quando non ci sei, sistemo la libreria per te, per lasciarteli trovare anche senza il mio aiuto. Perchè certi lettori sono fatti così, come me e devono trovarli da sè.

Altri te li metto davanti agli occhi, perchè certi libri e certi autori non possiamo non sapere che esistono.

Ti confesso che quando incontro una storia che mi emoziona, non posso far finta di niente, non posso lasciare che si perda e finisca in resa senza aver vissuto.

E allora, tra gli spazi che gli editori comprano in libreria per posizionare le loro ultime uscite e dar loro rilievo in mezzo a tutto il resto, c’è sempre modo di evidenziare anche quegli autori – più nascosti – che voglio farti conoscere.

E li controllo, osservo giorno dopo giorno se quella pila si abbassa e se non accade decido se insistere o arrendermi.

Io libraio, tu lettore, frequentiamo lo stesso posto per lo stesso motivo.

Ma perchè allora accade sempre più spesso che il mio “Buogiorno” che accompagna il tuo autore, la storia che hai scelto, l’editore che ti ha intrigato, cada nel vuoto?

Non ho bisogno di conoscerti, di sapere chi sei nè come ti chiami. Il libro è il nostro patrimonio in comune.

Tu non lo sai ma un libraio impara anche da te, da quello che compri e che non vedi l’ora di cominciare a leggere. Autori che gli erano sfuggiti o verso i quali per anni non hanno avuto nessuna curiosità. O forse addirittura qualche resistenza.

“Buongiorno, lettore.”

LA LETTERATURA E’ DEMOCRAZIA

Faticoso uscire di casa e muoversi tra le facce di questa città, in questa regione che così ha deciso: un candidato della Lega sarà il mio presidente.

Idee. Cosa ce ne facciamo delle idee?
Ci facciamo colazione, parcheggiamo, scegliamo la marca del caffè e ci lasciamo trovare.

In alcuni momenti le coltiviamo, in altri le usiamo per fottere l‘estraneo, il diverso, il nemico.

Signor Presidente Maroni, che faccia hanno le sue idee leghiste?

Stemma Regione Lombardia

Stemma Regione Lombardia

Lei ha un problema enorme, lo sa? Si chiama Letteratura.

E’ una specie di clandestino che ti afferra le caviglie mentre passeggi e ti spiazza perchè non se ne sta zitto. Vuole abitare il tuo paese. Occupare il tuo tempo, conoscerti e avere un’identità. Provocare la tua e tenerla sveglia.

La letteratura crea conoscenza, legàmi. Divide e ricostruisce.

Stupiscimi con le tue idee, Presidente Maroni e io ti risponderò con le mie:

“Acquistasti ai miei occhi un alone misterioso, come tutti i tiranni, il cui diritto si fonda sulla loro persona, non sul pensiero.”

Così scriveva Franz Kafka in quella “Lettera al padre” che scrisse come riflesso della sua storia.

La letteratura è un animale coraggioso, che scava e porta alla luce, le storie di tutti. Anche quelle dei clandestini, dei terroni, degli omosessuali che vivono in Lombardia.
Cosa vuole farci, la democrazia è fatta così!

Democrazìa s. f. [dal gr. δημοκρατία, comp. di δῆμος «popolo» e -κρατία «-crazia»]. Forma di governo in cui il potere risiede nel popolo, che esercita la sua sovranità attraverso istituti politici diversi. In particolare, forma di governo che si basa sulla sovranità popolare esercitata per mezzo di rappresentanze elettive, e che garantisce a ogni cittadino la partecipazione, su base di uguaglianza, all’esercizio del potere pubblico (dall’Encicopedia Treccani).

La letteratura è (ancora) un brivido della coscienza.

GIORNATA MONDIALE DELLA RADIO

Quando cucini e puoi tranquillamente voltarle le spalle senza perderti nulla o senza che si senta offesa.

Quando resti solo in casa e ti racconta storie nel buio: radiodrammi, speciali dal Festival di Berlino, Olimpiadi, concerti, teatro, aggiornamenti autostradali.

Quando di mattina saluti il mondo a partire da “Pagina3” (Radio Rai3), imperdibile trasmissione sulle pagine culturali dei quotidiani e del web.

Microfono radiofonico

Microfono radiofonico

Quando sei bloccato nel traffico e diventa un viaggio nel viaggio.

Quando gli impegni ti hanno impedito di essere altrove e ti porta là, proprio dove avresti voluto essere. Il dono dell’ubiquità esiste, allora!

Quando ti sei perso l’intervista a Joe R.Lansdale al Festival della letteratura di Mantova e puoi riascoltarla in podcast.

Quando la ripetitività di un appuntamento (la trasmissione Fahrenheit) diventa lo stupore della scoperta (letteraria) quotidiana.

Quando scopri che quello che ti appassiona, ha stregato anche altri e allora vorresti conoscerli tutti, quegli ascoltatori nascosti!

Quando immagini il volto del conduttore e poi non hai il coraggio di andare su internet per dargli un voto. Perchè lei…ti lascia tutto lo spazio immaginario di cui hai bisogno.

Quando sei all’estero e ascolti la tua lingua.

Quando la lingua degli altri arriva dentro casa tua.

Quando scopri che, nella giornata mondiale dedicata alla radio, ti ritrovi a pensare che la radio è la forma più evoluta di famiglia che tu abbia mai conosciuto.

STEVE McCURRY. Viaggio intorno all’Uomo

200 scatti. 200 occhi da guardare e dai quali lasciarsi guardare.

Steve McCurry ha un’ossessione per lo sguardo, nemmeno tanto per gli occhi in sè. Dentro quegli sguardi che immortala nelle sue fotografie, è evidente che, passando da un luogo all’altro della Terra, stesse cercando sempre la stessa persona, la stessa frase, la stessa intonazione.

Sono sguardi dannati che intimano “lo spettatore” a non fare un passo in più, a non superare la linea di confine che segna il passaggio dall’estraneità alla condivisione e, nello stesso tempo, sguardi che gridano di correre, subito, senza aspettare un minuto di più, per abbracciare il corpo che li abita.

"Tierra" foto di Steve McCurry

“Tierra” foto di Steve McCurry

La mostra in corso al Palazzo Ducale di Genova (prorogata fino al 7 aprile 2013) raccoglie 30 anni di lavoro del fotoreporter in un allistemento a cura di Peter Bottazzi dal tono informale: su fondale nero, ogni foto è illuminata con fari di tipo teatrale che sottolineano il racconto che ogni personaggio ritratto fa di sè.

Affollata, affollatissima che quasi ci si chiede perchè la gente non ne abbia ancora abbastanza di uno dei fotografi contemporanei più famosi. Foto viste e riviste ovunque.
Ma si resta in coda pazienti, si cerca di non levarsi lo spazio a vicenda per riuscire a vederle tutte, grandi o piccole che siano.

Timbuktu (Mali) foto di Steve McCurry

Timbuktu (Mali) foto di Steve McCurry

Ma cosa cercano tutte quelle persone chiuse nello stesso spazio che guardano tutte gli stessi occhi? Qualcosa che hanno già visto prima, quella mattina stessa al risveglio.

INNEGABILMENTE, AUTUNNO

Che poi, non possiamo certo permetterci di avere dubbi in merito: l’autunno, che ci piaccia o no, arriva sempre.

Alcuni ne fanno scorte e scorte, sono quelli che amano il dramma più della commedia, le foglie rosse e gialle più della canottiera che scopre la spalla abbronzata.

Diamoglielo! Lasciamoglielo tutto!
Che c’importa di regalare un pò d’autunno?

Autunno (polenta valtellinese ai formaggi)

Eh no.
Mettetevi in coda.
Non si resta mica ad aspettarlo per poi lasciarselo portare via così!

Nessuno osi dividere quel che il divino ha unito: io e l’autunno!

Ma, oserei aggiungere, nessuno osi dividere quel che l’algoritmo editoriale ha stabilito!

E’ il periodo più generoso dell’anno: da settembre a ottobre, escono gli autori più importanti a livello mondiale, i romanzi che abbiamo atteso per 3 stagioni e che solo lui, l’elegantissimo e scompigliato autunno, ci consegna senza misura.

Facciamogli posto, assaggiamoli e parliamone coi nostri commensali preferiti, siano essi amici di tavola o clienti della nostra libreria; lettori sconosciuti con i quali palleggiamo titoli e titoli sui social-network o lettori noti, notissimi che sentiamo in un’intervista alla radio o chissà.

Intervistiamoci, dai.
Prendiamoci cura dei gusti degli altri.

Perchè la precisione di un sapore che ha colpito nel segno, che cos’è senza quel passaparola che ti fa venire voglia di rabboccare di vino il bicchiere di chi te lo sta raccontando, per incoraggiarlo a continuare o fare in modo che non finisca mai? Che ti fa venire voglia di rilanciare con il titolo del romanzo che ti sei mangiato nelle ultime 3 sere?

L’emozione è la stessa, il cibo diverso, ma la vibrazione identica.

E parli di quel romanzo, appena iniziato e già finito, ne parli davanti a me con quella voracità che fa dell’autunno, la sola stagione che sa arrivare al momento giusto nel posto giusto.

Cin.

TUTTI I LIBRAI FELICI SONO FELICI A MODO LORO, DIRA’ UN GIORNO TOLSTOJ

A: Che cos’è quello sguardo acceso?
B: L’arrivo delle novità.
A: Apri i colli (nome tecnico degli scatoloni che i corrieri rovesciano nei magazzini delle librerie) e nessun sentimentalismo.
B: Non è emozione.
A: No?
B: E’…
A: Sì?
B: L’incipit.
A: L’incipit. Più-veloce-col-taglierino-elabora-la-bolla-butta-in-resa-i-titoli-che-non-vendono-metti-i-bollini-della-promozione.

Tutti i santi giorni, qualsiasi nuovo libro esca, (di qualsiasi editore, ormai) cerca di catturare il lettore riportando sulla copertina quella formula magica… -25% o meno -15% o anche -10% che fanno di un discreto, sorvolabile romanzo, IL CAPOLAVORO, il libro che cambierà la tua vita per sempre.

Snoopy, noto scrittore contemporaneo

Sono B e sono libraia, ma non solo.
Sono un’assistente della Storia. Delle storie.

Della Storia perchè sono io, cari scrittori, cari editori, che prendo in mano le novità editoriali. Quelle a cui lavorate per mesi e mesi, correzione di bozze, traduzioni, impaginazione, copertina. Non mi lascio fregare da quelle fascette omologate che gridano al capolavoro nè a certe sintesi in una riga che mi suggerisconio il valore dell’oggetto tra le mie mani.

Ahi ahi. Sono io che inserisco quei libri nel gestionale e gli faccio entrare laddove non sono mai entrati prima.

Decido dove posizionarli, fondamentale momento per un autore e per la sua storia, ma anche e soprattutto – ribadisco – per le storie raccontate.

Posso farlo sparire in un attimo tra gli scaffali, posso suggerirlo, consigliarlo o depistarlo.

Il lettore però fa altrettanto: mi segnala titoli che non avevo mai sentito, mi convince che vale la pena di tenerli nel catalogo della libreria o mi chiede come sia possibile che venga pubblicata “certa roba”.

Sono un’assistente delle storie perchè non posso farne a meno, perchè è il mio mestiere: quando apro un collo di novità, quando incontro quei titoli per la prima volta, mio caro responsabile, Mr./Mrs A, te lo voglio dire:

io sono (solo) un venditore di storie e mi emoziono, ho bisogno di tempo per capire, guardare, annusare.

Non me ne frega niente dei bollini-sconti, delle pile alte alte altissime, dei grandi numeri che innalzano il fatturato a vista d’occhio. Lascio che sia tu a occupartene.

Non voglio chiedere sconti ai fornitori nè compilare le cedole di prenotazione dei titoli, quelle sono le tue scommesse.

La mia è una e una soltanto: vendere storie.
E questo ci basta per essere felici, a noi librai felici.

BOOKCITY MILANO, ovvero ripartire dalle periferie

Ieri sera durante una cena, un’amica che, per ragioni professionali è stata coinvolta nell’organizzazione di alcuni degli eventi della prima edizione di BookCity Milano, mi ha raccontato del formicaio che si è mosso – in tempi da record – nella vecchia mela bacata, come chiamo in tutta leggerezza la “mia” città d’adozione, Milano.

Prima edizione sì, perchè, come mi confermava, l’esperimento è riuscito e le forze in campo che hanno ideato e realizzato il tutto, hanno avuti ottimi riscontri di partecipazione.

Salman Rushdie al Teatro Franco Parenti

Ma, come volevasi dimostrare, anche in questa occasione Milano esagera, sintomatico di chi vuole emergere a tutti i costi e fare le “cose in grande”.

Spazio ai grandi editori ma non solo, iniziative che – avevamo dubbi? – sono state accompagnate spesso dall’accoppiata cultura+cibo, formula cara ai milanesi.

Ottima l’idea di dislocare gli incontri in vari luoghi della città come il Castello Sforzesco, molti teatri e librerie; biblioteche, musei, licei, ristoranti e lo stadio San Siro. Alcune fermate metropolitane, l’acquario civico e la chiesa Santa Maria delle Grazie.

Bibliobus al Castello Sforzesco

Ma, se di luoghi parliamo, la vera differenza la fa la scelta di coinvolgere le periferie. Ottima l’intuizione se non fosse però che l’enorme numero di eventi, spesso sovrapposti, ha tagliato fuori proprio i margini stessi della città.

Niente di perso, forse: l’amica mi confessava che gli organizzatori se ne sono resi conto al volo e, in maniera critica, si prenderanno a cuore la questione il prossimo anno quando – dopo il lusso di questo primo test – bisognerà mettere a sistema una nuova edizione meglio coordinata.

Priorità e scelte.

Ma, nel frattempo, come non emozionarsi del potere delle parole che, per almeno tre giorni, hanno portato intere famiglie, accademici, lettori, fuori dalle mura di casa per surfare tra quel magico brusio tipico dei festival letterari?

Ha funzionato e, guarda un pò, vi siete accorti che quest’anno la nebbia tarda ad arrivare?

…..

Per rendervi conto dell’immensa proposta del festival:
http://www.bookcitymilano.eu/eventi/