L’identità di genere è dentro la letteratura.

Non mi piace non essere. 


Non credo che l’anonimato di un autore o di un’autrice corrisponda a più verità letteraria e non credo nemmeno che l’eccentricità di uno scrittore o di una scrittrice debba superare l’identità di un testo.

Io sono per: nome e cognome, sono cioè per la semplicità e la fluidità di quel che siamo, senza annullare la voce di chi ha creare quel testo ma senza nemmeno il rumore dell’apoteosi del culto della personalità.

Non voglio essere ELENA FERRANTE perchè io sono donna.
Non voglio essere FABIO VOLO perchè io non conto più del mio testo.

L’identità di genere di un testo narrativo sta chiusa lì dentro, nel testo stesso, pronto ad aprirsi a scrigno nella testa del lettore. Passa attraverso la sua sensibilità.

Quando rileggo quello che scrivo, o che altri hanno scritto, mi piace scoprire passaggi maschili e femminili tra le righe, perché il maschile e il femminile sono presenti in tutti noi. Questo è il vero mistero. Quello che zampilla naturale parola dopo parola, scena dopo scena, dentro le insenature di un testo. Non certo quello di negare la propria identità.

L’identità di genere di un testo, questo credo io, prescinde da chi l’ha scritto e porterà sempre con sé il maschio e la femmina. E’ inevitabile, per fortuna.

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