DIMMI CHE FASCETTA AMI E TI DIRO’ CHE LETTORE SEI.

A te la sintesi.

In qualcuna di queste dovrai pur ritrovartici, altrimenti che lettore sei!

Ce ne sono di esplosive, di avvincenti. Altre – si tratta forse della tua preferita? – sottolineano le affinità con i tuoi autori preferiti. E tu – trac – ecco che allunghi il braccio e lo annusi.

1. La più diffusa: quella che grida al capolavoro.

Nota della libraia: ne arrivano almeno 5 alla settimana. Ma se poi li leggi, questi capolavori, con dovizia e passione, sale un’incontenibile esigenza di toglierle da ogni copia.

2. La più intrigante, difficile resisterle; quella che ti serve un cocktail: “A metà tra Fabio Volo e Nick Hornby”.

Nota della libraia: come San Tommaso, il libraio verifica l’attendibilità della fonte. Come? Leggendo e cercando i frammenti che riportino agli autori citati. Se e laddove ci saranno sarà sua premura segnalare al lettore che la fascetta riporta la verità altrimenti verrà venduto con quel pò di sano scetticismo che lo contraddistingue.

3. La più radicale: “Il nuovo Salinger” “La nuova Kinsella” “Il nuovo Follett”.

Nota della libraia: un nuovo autore non dovrebbe emergere per la potenza della sua voce?

4. La più politicamente corretta: quella che cita la selezione o la vincita a un concorso.

Nota della libraia: il lettore medio/forte forse non ne aveva bisogno, con tutta probabilità già lo sa. Il lettore “fragile” che ne sa della differenza tra Il Campiello, lo Strega o la Giara?

5. La più apocalittica: “Il thriller politico che ha scosso la Danimarca e demolito il suo mito buonista.”

Nota della libraia: no comment.

6. La più curativa: quella che ti salverà dal male.

Nota della libraia: è rinato Dostoevskij.

7. La più clamorosa: “Il libro che la Lega Nord vorrebbe togliere dagli scaffali.” “Escluso dal premio Strega, destinato a diventare un classico moderno.”

Nota ultima della libraia:

Non le leggo, non me ne accorgo quasi più. Ne ho viste troppe e troppe continuo a vederne che poi risultano solo un tentativo, andato male, di promettere “quello che non è”.

Anche se lo vedo, tutti i giorni, che i lettori – loro sì – le guardano ancora, sono affezionati a quelle striscie di carta che gli suggeriscono di non commettere l’errore di non credergli.

Anche se – cari editori, lo so che lo sapete, le vostre fascette svolgono il loro compito – io guardo con attenzione chi entra e chi esce dalla mia libreria, io guardo te, lettore, che prendi in mano un libro perchè attratto dalla fascetta: sarebbe bello vederti leggere inchiodato alle parole dell’autore.

Capita anche a me: Ian McEwan mi prometteva – sulla fascetta dell’ultimo libro letto – una scoperta meravigliosa per tutti gli amanti della letteratura.
Come sia andata a finire, chi se ne frega.

Ma il punto è che conosco e riconosco il valore del marketing.

Nella mia libreria mettiamo in evidenza i libri buoni e teniamo lontani quelli velenosi. Quindi…facciamo marketing.

Che si tratti di cucina, sport, esoterismo o letteratura, non è affar nostro. Vendiamo libri.

Ma tu, però, aprili, annusali, sbucciali e se proprio sentissi ancora il bisogno di una fascetta: scrivitela tu!

Potrebbe esserti fatale.

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