TRIESTE o del nessun luogo

Non è un saggio storico, nè tanto meno un omaggio a Trieste, la città a cui – è evidente fin dalla copertina e dall’indice – questo libro è dedicato.

Questo è un preziosissimo libro sull’identità.

A partire dalle osservazioni su un territorio e la sua storia, vi accorgerete – leggendolo – di camminare sul filo tra “essere e diventare”, “cedere o resistere”, “trasformazione o annullamento”.

Beh, in effetti, sarete in un colpo a Trieste.

Scritto da Jan Morris – giornalista e storica inglese – nel 2001 a quasi trent’anni di distanza dal cambio di sesso risalente al 1972.

Jan Morris col suo gatto.

Jan Morris col suo gatto.

Lo scrittore e la scrittrice entrano entrambi in questo saggio-racconto, che ripercorre le tappe storiche da un lato e quelle personali riportando in maniera sintetica le identità che fa di Trieste “uno dei più illustri prodotti dell’imperialismo asburgico” , la città di “quel grandioso fenomeno chiamato bora, dalla variante dialettale del latino borea, vento del nord”, quel luogo al confine italiano.

Ma in tutto questo vagare tra un’epoca e l’altra fino ad arrivare alla contemporaneità, niente di più di quella voce narrante in prima persona – che oscilla da un genere all’altro – vi restituirà la netta sensazione che si ha quando si respira Trieste: essere a un passo da qualcosa e dal suo contrario.

Tipico estraneamento di chi ha la possibilità di avere attorno a sè lo straniero, l’estraneo, appunto.

“Da piccolo, ho sempre provato un’eccitata curiosità per i colli di Mendip, nel Somerset, che sovrastavano il paese dei miei parenti materni. Mi sembravano colline bizzarre, seducenti e irraggiungibili (…). Solo di recente mi sono resa conto che anch’esse costituiscono un altopiano carsico, composto di calcare e tormentato da quelle stesse caverne e fenditure che crivellano l’altopiano sopra Trieste.”

Antica. Abbandonata. Imperiale. Pigra. Schiva. A suo modo,  anche un pò mediterranea. Insomma, tutto quel che sappiamo già.

Comunque vada, passeggiando con Jan Morris, l’attraverserete due volte.

*****

“Trieste, o del nessun luogo” di Jan Morris, ed. IlSaggiatore, (2009) traduzione di Piero Budinich

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