LA MERDA, THE SHIT

E’  nuda e ha la pancia gonfia. E’ seduta su un enorme sgabello di ferro nero.
Si chiama Silvia. Silvia Gallerano e fa l’attrice. Tiene un microfono in mano.

Sembra un arto meccanico.
Il microfono, dico, è perfettamente integrato al suo corpo. E ci soffia dentro e se la ride, mentre prendiamo posto. Scuote la testa e dice: “Il pubblico più lento della storia del teatro.” E ride.

Acceso il microfono e accesi anche i suoi occhi che escono dal fondale come due pianeti appena nati. Stupiti e in attesa.

Silvia Gallerano nella pièce "La merda" di C.Ceresoli

Silvia Gallerano nella pièce “La merda” di C.Ceresoli

La merda, una parola, un’esclamazione che forse non è mai stata così frequentata prima dai “giovani” italiani. Ti guardi attorno e non puoi non lasciartelo scappare: “Che merda”. Ascolti le storie dei lavoratori di oggi, quelle che sono l’anima della Storia, la storia d’Italia e ops…che merda.

Cristian Ceresoli, autore italiano emigrato a Londra (per fare l’autore con più dignità?), guarda e racconta la sua Italia riducendo in frammenti sempre più piccoli l’Inno nazionale che sgorga fuori senza posa dalla pancia di Silvia Gallerano.

Ma era davvero lei a cantare o era il piccolo chiuso dentro la sua pancia, quasi con un certo disgusto (il sottotitolo della pièce in effetti è Il decalogo del disgusto) e senza troppa convinzione come quando si assaggia qualcosa dal sapore decisamente amaro?

Mica si può stare solo a guardare, no?
Ma non si poteva nemmeno fermare il mostro meraviglioso che si agitava sopra lo sgabello sputando tutta la merda che ha mangiato per una vita qui, là, laggiù, lassù…insomma in Italia.

Cristian Ceresoli (orgoglio per noi giovani drammaturghi) ci ha consegnato un’Italia, la sua Italia e la nostra, attraverso i suoi frammenti, i suoi odori e i suoi passaggi dolorosi.

“Fratelli d’Italia!”, decidete cosa farne di tutta quella merda!

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