IL SOSPETTO (Jagten)

Il mio primo film in sala del 2013 s’intitola “Jagten” (ossia La caccia), tradotto come “Il sospetto” ed è subito svelato il tema.

Pochi personaggi, pochi gli spettatori in sala al Cinema Mexico (Milano), e quella luce nordica che, di riflesso, ricade dallo schermo sulla platea a connotare, in maniera molto definita, l’atmosfera rarefatta ma carica d’indentità del film: la Danimarca.

La fotografia di Charlotte Bruus Christensen infatti, realista ma priva di cambi tonali, tiene tutto sottochiave, chiuso nella morsa di un gelo che cresce lentamente  da inizio e fine film, ribadendo, anche nella scena finale, la sua collocazione in un sottosuolo emotivo in cerca di costante controllo.

"Il sospetto" di Thomas Vinterberg

“Il sospetto” di Thomas Vinterberg

Il Nord, il bosco, una bugia.
Il regista Thomas Vinterberg, autore e regista di Festen (1998), ci riprova a raccontare l’impatto di una verità sconvolgente rivelata a una piccola comunità (questa volta un villaggio, l’altra una famiglia borghese che si ritrova dopo molto tempo).

A innescare questo disorientamento, è la piccola Klara (Annika Wedderkopp), la voce dell’innocenza che accusa Lucas (Mads Mikkelsen) – suo maestro all’asilo e grande amico del padre – di abuso sessuale.

Può davvero una bambina di quell’età, rifiutata dal suo maestro al quale dichiara a modo suo la propria infatuazione, ribaltare il mondo in una mossa sola?

Scena tratta dal film "Il sospetto"

Scena tratta dal film “Il sospetto”

Sì, no, sta di fatto che da lì inizia la discesa all’inferno, la perdita di dignità, lo svuotamento della vita di Lucas che si ritrova accusato e sotto processo per qualcosa che non ha commesso.

In nome di cosa crediamo ai racconti degli altri? Come costruiamo le nostre verità?

Ecco la magia del cinema del cinema e della letteratura: indossare i panni altrui, cosa che gli attori vivono cambiando pelle e che a noi invece – spettatori, lettori – è concessa con maggiore libertà, decidendo tempi e grado di profondità di partecipazione.

Sono diventata Lucas e la sua angoscia: ad un certo punto non c’erano più porte per uscire, per fuggire.

Sono stata anche Klara, con quel tic al naso che muove rapidamente da sinistra a destra quando s’innervosisce, con quello sguardo carico di soddisfazione e innocenza per quel che andava combinando.

A film finito, sono stata tentata di restare seduta per riguardarla un’altra volta, persa e sedotta dal confine verità/bugia.

Ma quando poi, fuori dalla sala, strette nelle giacche, non riuscivamo quasi a parlare, ho capito che era fatta e che quel sospetto che ci unisce e divide dagli altri, piccolo o grande  che sia, pericoloso o innocente che sia, ce lo porteremo a spasso anche quest’anno, a calpestare foglie e intenzioni senza alcuna differenza, con la certezza che anche quello ci fa resistere, sopravvivere, vivere.

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