IL PESO

La casa.
Il cibo.
Le lettere.

Un libro sulla concretezza.

Un uomo, ad un certo punto della sua vita, decide di non uscire più di casa.
E’ stato un insegnante per tanti anni ma adesso se ne sta chiuso in quella casa su due piani fatta di stanze vuote, di oggetti dimenticati da tempo.

Vive solo, non è sposato, la madre è morta da tempo e il padre vive altrove, con un’altra famiglia, quella per la quale l’ha abbandonato quando era bambino.

Il mondo è a portata di mouse, gli basta un click per portare il mondo dentro casa. Cibo a volontà e riviste.

Casa per quest’uomo, Arthur Opp, è luogo dove riempirsi di cibo fino a diventare obeso. Mr.Opp non riesce quasi più a camminare, 6 scalini e il cuore comincia a impazzire, e si comincia a sudare.

Tipica brownstone.

Tipica brownstone.

Per tantissimi anni Opp ha scritto lettere a Charlene, una sua ex-allieva a cui era molto legato. Ma sono anni ormai che quell’amorevole corrispondenza tra i due si è interrotta.

Adesso c’è qualcosa che pesa più del peso del suo corpo: le menzogne, tutte quelle verità omesse che non ha avuto il coraggio di raccontare alla sua amata Charlene.

D’altronde per lei, Opp era un mito, un uomo di valore, qualcuno da non perdere mai.

Il libro inizia con una lettera che Opp, dopo tanto tempo, scrive a Charlene, in cui si è deciso a confessarle tutto: che non insegna più da molto tempo, che non gliene frega più niente di vivere e che pesa quasi 200 chili.

Ma anche Charlene è in pericolo, in questo momento come non mai. Ma, a differenza di Opp però, che non ha il coraggio di spedirle quella lettera-verità, lei insiste, lo chiama al telefono.

Ma Charlene non resiste più alla vita e si uccide.

Resta la sua ombra, il figlio Arthur, a doversi occupare delle zone buie della sua vita di madre e di donna.

Charlene gli lascia una lettera che lui legge a distanza di diversi giorni dalla sua morte, la porta sempre con sè ovunque ma, per scaramanzia, decide di aprirla solo se i medici non riusciranno a salvarla.

Charlene muore e, in quell’ultima lettera, Arthur scopre che Mr.Opp è il suo vero padre.

Solo due volte: abbandonato dalla madre suicida e tradito da quello che aveva creduto fino a quel momento suo padre. Si rimette sulle sue tracce – perchè anche lui come il padre di Mr.Opp l’ha abbandonato da piccolo –  lo cerca e quando lo trova lui gli conferma di non essere suo padre.

Ad Arthur non resta che incontrare Mr.Opp – il suo nuovo padre – che, in risposta alla sua richiesta d’incontro, gli rivela in maniera fulminea di non essere (nemmeno lui) suo padre.

Può esserci storia più triste?

Eppure il libro “Il peso” di Liz Moore è tutt’altro, ecco il suo valore: è un libro caldo, 351 pagine che avvolgono, una dietro l’altra hanno la capacità di spogliare e cambiare l’abito ai 3 personaggi principali con un’onestà sentimentale commovente, parola abusata quando si parla di libri ma qui……

Fragile Charlene non ce la fa, ma nella sua disperazione non dimentica nessuna delle persone che ha amato e grida loro la sua fragilità.

Fragile Mr.Opp vuole essere un uomo migliore, dimagrire per tornare a passeggiare al parco e occuparsi di un figlio che non è mai stato suo ma che forse potrebbe diventarlo.

Fragile Arthur “Kell” Keller, che non vuole iscriversi all’università, come invece sogna la madre, che vorrebbe diventare un campione di baseball ma che ora dovrà occuparsi di qualcosa di più grande.

Nella quarta di copertina Colum McCann dice del libro:

“Il romanzo di Moore smuove le coscienze in un’epoca in cui è molto facile chiudere la porta, tirare le tende e nascondersi nell’ombra.”

Non saprei dirlo meglio.

Questi personaggi – dolcissimi – desiderano uscire dal buio per toccare la vita.
E tu, lettore, farai il tifo per loro, in qualunque modo andrà poi a finire.

******

“Il peso” di Liz Moore, ed. Neri Pozza, traduzione di Ada Arduini.

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