L’ULTIMO BALLO DI CHARLOT

Perchè avevo 14 anni e volevo fare il mimo.

E perchè lui mi faceva ridere e piangere. Più piangere che ridere, anche se quando lo guardavo ridevo a crepapelle.

Era buffo e tristissimo. Come me. Più di me.

In una fiera natalizia, su una bancarella della piccola città di provincia dove andavo coi miei genitori a far visita ai nonni al cimitero, vidi la collezione di vhs (!) di tutti i suoi film: e chi se lo dimentica più quel momento, uno di quelli in cui ti sale una febbre incontrollabile e ti sembra di avere l’oro tra le mani.

In effetti uno dei suoi capolavori, che aveva qualcosa a che fare con l’oro (“LA FEBBRE DELL’ORO”), era finito lì tra le mie mani. E non solo lui ma tutti i restanti 19 della collezione.

Charlie Chaplin, Charlot, chiamiamolo come vogliamo: Lui.

Copertina del libro citato - olio su tela di David Johnston

Copertina del libro citato – olio su tela di David Johnston

Alla Fiera del Libro di Francoforte (ed.2012) finalmente anche un autore italiano è riuscito a destare l’interesse degli editori stranieri che ne hanno subito comprato i diritti per la traduzione e la pubblicazione ancor prima della sua uscita in Italia.

In effetti il libro ispirato alla vita di Charlie Chaplin “L’ultimo ballo di Charlot” scritto da Fabio Stassi e pubblicato da Sellerio nella bellissima collana Il contesto, è perfetto nello stile e nel ritmo del racconto, si alternano momenti di biografia pura ad altri di libera invenzione letteraria.

La morte è l’unico spettatore che assiste alle ultime battute comiche di un uomo stanco, di un padre anziano che reclama alla morte stessa, qualche anno di vita per poter vedere crescere il suo ultimo figlio, privilegio che gli verrà concesso solo se riuscirà, a ogni vigilia di Natale, a farla ridere.

Chi? La morte!

Intrigante, sì, molto.
Però io, che sono pur sempre quella ragazzina che conserva ancora quella collezione di vhs nella cantina, l’opera in 20 volumi di Charlie Chaplin, ho sofferto un pò.

Lessi la sua autobiografia molti anni fa e, mentre leggevo il romanzo di Stassi, inciampavo tra pezzi di verità e di menzogna. Mi sentivo infastidita e mi sono chiesta che senso avesse un’operazione del genere: perchè, piuttosto, non limitarsi a raccontare la vita vissuta da Chaplin in forma di romanzo? Perchè confondere i piani?

Sarà che per deformazione professionale fare documentari m’insegna di continuo ad affinare l’arte di raccontare sul filo tra realtà e evocazione della realtà stessa, ma ho avvertito la sensazione che venisse rubato “a Chaplin quel che era di Chaplin”, lasciandolo nudo senza motivo.

Una sorta di abuso biografico.

Perchè, il lettore che non ha visto la mia collezione di film, cosa sa di dove finisce Chaplin e dove inizia Stassi?

Grande scrittore tra l’altro, questo Fabio Stassi.

Ma…

—–

“L’ultimo ballo di Charlot” di Fabio Stassi Ed.Sellerio (Il contesto) 2012

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