AMOUR

Da quanto tempo non uscivo dalla sala cinematografica con quella sensazione di sentirsi fortunati per aver visto due attori “recitare in quel modo.”

Jean-Louis Trintignant e Emmanuelle Riva insieme al grande regista Michael Haneke sono riusciti a ricreare un mondo così credibile da farmi sentire, seduta su quella poltrona di velluto rosso, circondata da assalitori fagocitanti di pop-corn e coca-cola, dentro la loro casa, in quella stanza con quel pianoforte a coda, in quel regno della musica dove lei, prima di ammalarsi, suonava e insegnava.

Locandina del film “AMOUR” di Michael Haneke

Nessun colpo di scena, una gamma ristretta di emozioni attorno alle quali girare fino al momento finale, l’unico dove si sussulta.

Eppure, anche se è ovvio che tutta quella cura da parte del marito verso la moglie può accadere solo in nome dell’amore, non c’è traccia – nè in sceneggiatura nè nella recitazione – di compiacimento o riverenza, come se il regista fosse  interessato solamente  a portare lo spettatore a sussurrare tra sè e sè: “Bello schifo, la vita, in certi momenti. Un amorevole bello schifo.”

Il marito, incredulo ma sempre presente, lascia spazio solo alla cura, non scivola su niente. Ma, ogni tanto, si concede di sospendere il tempo, solo per qualche attimo: si siede sulla poltrona in sala, davanti al pianoforte che le riporta davanti agli occhi – nella memoria – sua moglie, la donna dalla quale non toglie mai gli occhi.

Sulla stessa poltrona, luogo della riflessione e del ricordo, parla con la figlia (Isabelle Huppert), risponde alle sue critiche superficiali con la fermezza – eccolo qua – che solo l’amore, anzi l’amour, potrebbe osare con tanta arroganza.

Tutto scricchiola, mormora, prosegue senza consolazione dall’inizio alla fine del film.

Ti alzi dalla sedia amareggiato, ma non te la prendi con la vita, lei è fottutamente così: drammatica.

Te la prendi con lui, con l’amour, che tra tutte le tentazioni è quella che più definisce i nostri limiti e che, nello stesso tempo, li supera con una potenza da non credere.

Haneke, il suo film, il suo passo silenzioso nel dramma della morte, da non credere.

Lascio la poltrona di velluto rosso e me ne vado. O forse no.

Annunci

2 Comments

  1. Io ci devo ancora andare perchè lo aspetto nella monosala del Cinema Margherita di Cupramarittima (AP) dove non vendono popcorn. Che tristezza sottolineare monosala quando una volta tutte lo erano…
    Fabrizio

    Mi piace

    • Per fortuna anche in questa metropoli qualche monosala resiste e ogni tanto chiudercisi dentro fa la differenza! Buona visione….
      Nadia

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...