DIARIO SEGRETO DI POLLICINO

Non sono Pollicino ma lo sono sicuramente stata.

Quell’istinto, quell’intuito di riempirsi le tasche di sassolini per poter ritrovare la strada di casa poco prima di essere abbandonati, apre il grande capitolo sull’identità.

La famiglia di Pollicino ha freddo, non c’è quasi più nulla da mangiare. Lui vive con i fratelli, con il padre e l’orrenda matrigna.
Prima di andare a letto, Pollicino sente la matrigna dire a suo padre che il giorno seguente “abbandoneremo i mocciosi nella foresta.” In quattro e quattr’otto, come nelle migliori favole, fa firmare al padre “un certificato ufficiale di abbandono eterno dei figli piccoli e grandi, buoni e cattivi.”

E’ così che accade.

Eccoli tutti in fila indiana, accompagnati dal padre e da Popina (il nomignolo dato alla matrigna) mentre raggiungono il bosco. Popina assegna loro i lavori da fare – segare i tronchi, raccogliere i rametti di legno per il camino -.

E’ ora di mangiare, di tirare un pò il fiato e solo allora Pollicino e i fratelli si accorgono che il padre e Popina sono svaniti nel nulla.

Diario di Pollicino (P.Lechermeier/R.Dautremer)

Inizia così il viaggio di Pollicino verso il buio, verso un vuoto da attraversare, da superare prima di ritrovare casa una volta diventati grandi, una volta che si è imparato a sopravvivere da soli, a nutrirsi da soli, a scegliere.

Questo Pollicino ha tanto da insegnare già a partire dalla copertina dove ha tirato una riga sui nomi degli autori (Philippe Lechermeier e Rebecca Dautremer) sostituendoli con il proprio.

La voce, è vero,  è la sua, dall’inizio alla fine del libro. Non è forse anche questo un primo segno di affermazione della propria identità?

Sfogliandolo con quella lentezza che è tipica dei bambini davanti alla meraviglia – ci ho messo un anno per leggerlo, le illustrazioni sono mozzafiato! – s’incontra un ragazzino che non si lascia fermare da niente, che si diverte a scoprire il mondo e a fotterlo, a ironizzare sul male e a tracciare nuove rotte per aver salva la pelle, la sua e quella dei suoi fratelli.

Lentamente cresce in lui il senso di famiglia e il desiderio di riconquistare casa, la sua casa.

Vorrei averlo qui per un pò, questo Pollicino cinico, eroico e divertente; vorrei farmi regalare un pò della sua semplicità, della sua pazienza e audacia.

Ma soprattutto gli chiederei in prestito – affinchè io possa riconquistare anche oggi la mia casa – un pò di quella tinta rosso mattone che hanno scelto i suoi autori per farlo correre così folle di vita sul confine tra la perdita e la scoperta inattesa.

Grazie, non so bene a chi, però grazie.

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E’ un albo illustrato con testo, un libro per bambini. In libreria sarebbe classificato così. Per me è un capolavoro illustrato con testo, tassativamente un libro per tutti!

“Diario di Pollicino” di Philippe Lechermeier e Rebecca Dautremer, ed. Rizzoli (2010)

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