ANTIGONE

Quanto più abbiamo messo radici, tanto più siamo in grado di diventare.
Quanto più conosciamo il passato, tanto più siamo liberi d’inventare il futuro.
Solo se siamo presenti e vigili, però.

Lo sa bene Valeria Parrella che ha scritto una versione rivisitata in chiave moderna dell’Antigone di Sofocle, un dramma sul pericolo della perdita della dignità.

Perchè? Perchè Antigone è una donna che non accetta che il diritto civile che regola le leggi dell’uomo sia astrazione, che non abbia quella mobilità che, come le migliori società c’insegnano, dovrebbe essere liquido e seguire la morfologia umana.

Bozzetto di Caspar Neher per il Prologo dell’Antigone diretta da B.Brecht

Ci basti guardare oggi quanta fatica per aggiornare la nostra legislazione affinchè tutti i cittadini siano tali difronte alla legge, anche nel momento di morire.

Antigone e il diritto di non esistere più.

“CORIFEA
Il diritto è una cassa di legno, non un albero: deve custodire, non germogliare.

CORIFEO
Pensa però se le assi della cassa ritrovassero la loro essenza, il loro prinicipio d’origine e tornassero ad avere radici, e aerei rami gemmati.

La trama la conosciamo: Antigone decide di seppellire il cadavere del fratello Polinice contro la volontà del re di Tebe, Creonte. Scoperta, viene condannata dal re a vivere il resto della sua vita in prigione. In seguito alle profezie dell’indovino Tiresia e alle suppliche del coro, Creonte decide di liberarla, ma troppo tardi, perché Antigone nel frattempo si è impiccata.

Valeria Parrella fa un salto nell’attualità riportando il confronto dialettico tra i personaggi (molto efficace quello del coro) attorno al tema dell’eutanasia. Il fratello è in coma da tempo, troppo tempo e lei decide di staccare la spina.

La ragione che sostiene il suo gesto?

“ANTIGONE (rivolgendosi al Legislatore)
La vita è un soffio che esce, signore, non uno che entra. Io questo so, e non mi pento di quello che ho fatto.”

Davanti a un fratello, un padre, una madre, un amico, com’è possibile che la legge ci vieti di tutelare la vita proprio mentre questa ha cambiato forma ed è diventata morte? Come possono i “legislatori” non capire che si tratta ancora dell’amore per la vita, proprio mentre si stacca la spina?

La prima rappresentazione dell’Antigone riscritta da V.Parrella è andata in scena a Napoli (Teatro Mercadante) lo scorso settembre.
Mi auguro che i teatri d’Italia vogliano dare spazio a due autori come Sofocle e come Parrella che dietro le quinte dello stesso palcoscenico, a distanza di secoli, ci regalano un’occasione per non restare seduti a guardare e che ci fanno salire l’urgenza di manifestare il nostro esistere anche per ridare la parola a quei corpi in attesa di andarsene, corpi che la legge incatena a sè e al vuoto di senso.

Parrella, Sofocle.

——

Libro citato:

Antigone, Valeria Parrella, Einaudi (collana L’Arcipelago), 2012

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