CHIAMAMI JOANNA. OPPURE NO.

E’ piena estate, Milano è deserta, m’infilo allo Spazio Forma per vedere la mostra di Saul Leiter “Le luci di New York”. Allaccio la catena della bicicletta, entro, pago il biglietto e comincio a girare per i corridoi con una sola regola: la libertà di dire, “sì” “no”.

Passo lentamente, ma senza interruzioni, da una foto all’altra. Nella prima saletta a forma di ferro di cavallo, solo scatti in bianco e nero. Osservo la prima, la seconda, terza la quarta. Niente. Un’altra, un’altra, un’altra.

Eccola.

“Joanna” fotografia di Saul Leiter (1947) Silver Gelatine

Non vedo il suo volto, non vedo la sua città, quella che sta guardando lontano da me. Ma posso immaginare tutto quello che voglio. Posso cercare  di guardare esattamente dove sta guardando oppure catapultarmi dall’altra parte del mondo.
Non avevo mai visto quella donna, ne ero certa, non sono mai stata a New York, ed ero lì per quello, per guardare New York con gli occhi di Leiter.

Sono ferma da qualche minuto davanti a quella foto, davanti a una sconosciuta e davanti a una città altrettanto vuota, per me. Eppure sono quasi senza fiato.
Saul Leiter mi aveva ridato, con quello scatto, qualcosa che avevo già visto, qualcosa che avevo già immaginato prima, che nel mio corpo, nella mia memoria ha un altro nome forse, altre dimensioni, altre zone d’ombra.
Continuo. Lascio Joanna e scavalco ancora fotografie in bianco e nero ma ognuna di loro mi lascia passare senza dire nulla. Mi volto, poco prima di lasciare la sala a ferro di cavallo e guardo Joanna, oppure no.

Nella sala attigua, larga, alta e luminosa, ci sono le fotografie a colori. Sembrano enormi polaroid, sono quegli scatti di Saul Leiter che io era venuta a vedere: New York, avevo voglia di vedere quella New York, accesa di quelle luci e di quei colori che avevo visto su qualche rivista.

Foto di Saul Leiter

Foto di Saul Leiter

Ma era successo qualcos’altro, ero stata in una città che non era nè quella di Leiter nè la mia: per la prima volta ad una mostra fotografica, ho trovato la stessa magia che vivo quando leggo o guardo un film: c’ero dentro anch’io, la mia vita.

La mostra sta per finire (ultimo giorno 16 settembre), l’estate anche, la mia bicicletta ha le gomme sgonfie. Nessun problema, basterà dargli una gonfiata e pedalare, veloce veloce veloce, prima che New York si sposti più lontano e arrivare in tempo per rivedere ancora una volta “Joanna”. Oppure no.

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http://www.formafoto.it
“Le luci di New York di Saul Leiter”

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